RECENSIONI (tu chiamale se vuoi)

Chi scrive i nostri libri. Lettere editoriali

Chi scrive i nostri libri. Lettere editoriali by Julio Cortázar

My rating: 5 of 5 stars


Lo consiglio e straconsiglio.
Volete passare qualche ora insieme a Cortàzar ? Il suo epistolario lo consente. Letteratura, Vita, Invenzione, Quotidiano e Stra-ordinario coincidono in questo stupefacente Artista. In queste lettere non c’è parola fuori posto e ugualmente il pensiero è profondo, originale e coerente. Cortàzar è anche divertente..ci informa e ci intrattiene. Lui stesso domanda: “Chi scrive i nostri libri?” Non lo sa..le idee gli arrivano come un uccello che entra dalla finestra. L’analisi critica stupisce pure lui..è tale la bellezza della sua penna e il fascino delle sue creazioni letterarie che non puoi sbagliarti nel definire Letteratura, delle più pure, ciò che scrive. C. Ti dá felicità, ti lascia energia. L’importante è non approcciarsi a lui come un ‘lettore-femmina’ cioè passivo…C. cerca spiriti amici che litighino anche, nel cammino della lettura, con lui, ma vivi e presenti. Appare sempre se stesso, sia quando è alle prime armi, sia quando lo definiscono un classico.
‘Nessuno è classico, se non lo vuole. Io sono sempre lo stesso sconcertato cronopio che dopo aver fatto 20000 km scopre di non aver tolto il freno a mano’.
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E così ci racconta di quando ha creato in strada e nei caffè i CRONOPIOS..bestiole inventate, deliziose, tenere che gli appaiono ovunque, nella zuppa e nei sogni che gli hanno stropicciato la pagina, in alto, a sinistra. Tante sono le #ettere che ho segnato..le più toccanti, quelle su Rayuela.. difende il libro strenuamente, si compiace quando qualcuno ne coglie il senso di rottura, di controromanzo, di libertà..si definisce più uno scrittore di racconti, che un romanziere. Strepitosa la sua ironia sferzante sulla mediocrità dei critici e lettori americani, sull’incapibilità degli italiani, sull’iperintellettualismo, sui giornalisti (“dal buon giornalismo viene fuori cattiva letteratura”), sulle promozioni dei libri e i firmacopie (vere pagliacciate). Non ama gli altri scrittori..tranne G. Marquez e O. Paz..dice di non aver mai voluto incontrarli per timidezza e disinteresse. Contenuto e impaginazione per lui hanno lo stesso valore e come ogni grande autore è meticoloso, pignolo circa l’impaginazione, la virgola, gli spazi tra le righe, la copertina (con tanto di disegnini), il dorso del libro (quello che rimane all’occhio quando lo metti in libreria). L’ultima lettera, il 20 gennaio 1984, dice di stare molto male, ci saluta con affetto, il malandato Julio, e tu pensi: ” che assurdità non esserci conosciuti tanti anni fa..passare insieme in rassegna il mondo..lavargli la faccia..renderlo più tollerabile…”..addio Julio, barlume geniale e nascosto in un mare di foglie secche…



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Il racconto di Sonečka

Il racconto di Sonečka by Marina Tsvetaeva

My rating: 4 of 5 stars


Consigliato? Si se amate la Poesia e non è il primo approccio con la Cvetaeva. Sono pagine alate in cui prosa e poesia sono intrecciate in uno stile unico e raffinato. La protagonista non è Sonecka, ma Marina che ricorda di lei, la sua prima e vera amica, in un periodo preciso della sua vita, a Mosca, negli anni della Rivoluzione d’ottobre. Il tono è tenero, dolce, nostalgico, femminile. Ritroviamo tutta l’essenza di Marina. Lei che odiava le frasi fatte, i cliché, la lingua frettolosa, sciatta, adotta una prosa elevata, evocativa, originalissima. È una narrazione complicata, a singhiozzi..parla al cuore, più che alla mente del lettore..un po’ ricorda, un po’ inventa, un po’ descrive con minuzia le sensazioni sue e degli attori in campo. Nitida ma ostica..tanti trattini di interpunzione, dialoghi diretti,, punti esclamativi, lettere..non sempre si riesce a starle dietro. Io ho vissuto questa lettura come un canto, un inno alla Bellezza e all’Amore assoluto, (non per forza saffico) tra le due donne, quello ‘che move il sole e l’altre stelle’. Marina, all’epoca, era già sposata e con due bimbe (una morirà per la fame) e viveva in un piccolo, freddo, disordinato, appartamento nel cuore di Mosca, in piena indigenza. Coesistono, nella narrazione, l’amara esistenza quotidiana e la sublime vita dello spirito. Altri personaggi citati sono poeti e attori con cui la poetessa collaborava..tra cui la stessa Sonecka. Per descriverla i diminutivi si sprecano (brunettina, piccolo orecchio, manine, barchetta ecc)..attrice di teatro e di se stessa. La C. aveva solo qualche anno in più, ma il senso di protezione e di maternità, che quell’Infanta le suscitava era molto accentuato. La definisce bijoux, piccolo riccio scontroso e singolare..pezzo raro e unico..amato da bimbi e anziani, ma non dagli adulti. Le augura di poter essere amata da qualcuno grande come un poeta, anche se sembra più riferirsi a se stessa, che ad un uomo. Marina ama Sonecka o l’amore che S. ha per lei? In ogni caso, si compiace con vanità di essere al centro della vita di questa ‘sorella’. Si sente compresa perché S. ama le due Marine: quella del fondo, cristallina, luminosa, e quella della superficie, china ai fornelli. Un uomo non le poteva offrire altrettanto. E, tuttavia, entrambe, senza dirselo, compresero che dovevano lasciarsi..che questo amore così totalizzante, impediva una vita ‘normale’ per entrambe. Cosí M. descrive, nell’ultima parte, il dolore per l’addio che, ad un certo punto, si danno: ” non si muore per questo, ma non si vive neppure”. Apprendiamo da Marina, ormai a Parigi nel 1937, che S. è morta di cancro . ” E adesso – addio Sonecka! E sii tu benedetta per il minuto di beatitudine e di felicità che tu hai donato ad un altro cuore, solitario, riconoscente! Forse che è poco anche per un’intera vita umana?



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