Chi scrive i nostri libri

Julio Cortàzar

Edizioni Sur

Lo consiglio e straconsiglio.

Volete passare qualche ora insieme a Cortàzar ? Il suo epistolario lo consente. Letteratura, Vita, Invenzione, Quotidiano e Stra-ordinario coincidono in questo stupefacente Artista. In queste lettere non c’è parola fuori posto e ugualmente il pensiero è profondo, originale e coerente. Cortàzar è anche divertente..ci informa e ci intrattiene. Lui stesso domanda: “Chi scrive i nostri libri?” Non lo sa..le idee gli arrivano come un uccello che entra dalla finestra. L’analisi critica stupisce pure lui..è tale la bellezza della sua penna e il fascino delle sue creazioni letterarie che non puoi sbagliarti nel definire Letteratura, delle più pure, ciò che scrive. C. Ti dá felicità, ti lascia energia. L’importante è non approcciarsi a lui come un ‘lettore-femmina’ cioè passivo…C. cerca spiriti amici che litighino anche, nel cammino della lettura, con lui, ma vivi e presenti. Appare sempre se stesso, sia quando è alle prime armi, sia quando lo definiscono un classico.

‘Nessuno è classico, se non lo vuole. Io sono sempre lo stesso sconcertato cronopio che dopo aver fatto 20000 km scopre di non aver tolto il freno a mano’.

✍️E così ci racconta di quando ha creato in strada e nei caffè i CRONOPIOS..bestiole inventate, deliziose, tenere che gli appaiono ovunque, nella zuppa e nei sogni che gli hanno stropicciato la pagina, in alto, a sinistra. Tante sono le lettere che ho segnato..le più toccanti, quelle su Rayuela.. difende il libro strenuamente, si compiace quando qualcuno ne coglie il senso di rottura, di controromanzo, di libertà..si definisce più uno scrittore di racconti, che un romanziere. Strepitosa la sua ironia sferzante sulla mediocrità dei critici e lettori americani, sull’incapibilità degli italiani, sull’iperintellettualismo, sui giornalisti (“dal buon giornalismo viene fuori cattiva letteratura”), sulle promozioni dei libri e i firmacopie (vere pagliacciate). Non ama gli altri scrittori..tranne G. Marquez e O. Paz..dice di non aver mai voluto incontrarli per timidezza e disinteresse. Contenuto e impaginazione per lui hanno lo stesso valore e come ogni grande autore è meticoloso, pignolo circa l’impaginazione, la virgola, gli spazi tra le righe, la copertina (con tanto di disegnini), il dorso del libro (quello che rimane all’occhio quando lo metti in libreria).

L’ultima lettera, il 20 gennaio 1984, dice di stare molto male, ci saluta con affetto, il malandato Julio, e tu pensi: ” che assurdità non esserci conosciuti tanti anni fa..passare insieme in rassegna il mondo..lavargli la faccia..renderlo più tollerabile…”

..addio Julio, barlume geniale e nascosto in un mare di foglie secche…

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